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La storia

Si hanno pochi documenti sulla storia del luogo prima della fondazione dei castelli in epoca medievale. Recenti scavi hanno ipotizzato, in base ad alcuni ritrovamenti di reperti di varia natura, l’esistenza di un precedente insediamento posto sulla sommità del colle di Colloredo.

Sicure e documentate sono invece le origini dei borghi di Caporiacco, Mels e Colloredo ad opera di famiglie nobili del tempo, con l’intervento del Patriarca di Aquileia.

Il terremoto del 1976 ha colpito in modo particolare Colloredo, lesionando gran parte degli edifici monumentali; con interventi di restauro tale patrimonio storico-architettonico sta tornando all’originale bellezza.

Due le ipotesi sull’origine etimologica del nome della località: la prima deriva dalle fratte di avellani (colyleti, da cui appunto Colloredo), che ricoprivano la collina scelta per la costruzione del castello; una seconda ipotesi vuole che Colloredo derivi da Corylus o nocciolo e che il nome Monte Albano sia un ricordo di Albano di Waldsee, fondatore della dinastia.

Personaggi illustri

IPPOLITO NIEVO

A Colloredo di Monte Albano trascorse una parte significante della sua vita, Ippolito Nievo (Padova 1831-Mar Tirreno 1861), importante autore dell’ottocento, per il quale il Friuli rappresentò la patria dell’anima.

Colloredo, il suo castello, il territorio che lo circonda, hanno avuto una notevole importanza nell’opera e nella vicenda umana di questo scrittore. Da qui è partita la sua esplorazione del Friuli e  da questi viaggi sono nate la maggior parte delle sue creazioni letterarie.

Inizialmente collaborò con giornali di provincia (La Lucciola di Mantova; L'Annotatore friulano di Udine), sui quali pubblicò delle novelle ispirate alla vita di campagna. Il mondo contadino è il tema centrale delle sue opere maggiori: il Conte pecoraio (1857), e Le confessioni d'un italiano, il suo maggior romanzo, scritto tra il 1857 e il '58. Del 1858 sono la pubblicazione della raccolta di poesie Le lucciole ed il trasferimento a Milano. Dopo la pace di Villafranca scrisse l'opuscolo Venezia e la libertà d'Italia. L'anno seguente fece parte dei Mille che sbarcarono a Marsala, dove si guadagnò il titolo di preposto all'Intendenza da parte Garibaldi, e dove diede alle stampe gli Amori garibaldini.

Nel 1861, dopo aver ottenuto una licenza (che passò a Milano con la madre), si recò in Sicilia. Morì durante la traversata di ritorno, in seguito al naufragio del postale sul quale viaggiava.

ERMES DI COLLOREDO

Sulle colline ad Ovest del castello è sita la dimora che fu di Ermes di Colloredo (1622-1692), poeta nato a Colloredo e appartenente alla famiglia nobiliare del castello.

Egli scrisse in friulano ed è uno degli artisti più significativi della letteratura barocca.

Fu d’apprima per sett’anni, paggio alla corte di Toscana, poi partì per la Germania e partecipò come ufficiale alla guerra dei trent’anni, insieme al fratello Giambattista.  La morte di quest’ultimo nella guerra a Candia gli fecero lasciare la vita militare e dopo un periodo in Friuli, riprese la via di Vienna in qualità di Cortigiano di Leopoldo I.

Fra il 1663 e 1664 rientrò in Friuli, per restarvi sino alla morte, avvenuta il 22 settembre 1692 nella sua villa di Guriz, presso Codroipo. E’ sepolto nella natia Colloredo, presso la chiesa parrocchiale dei SS. Andrea e Mattia, accanto ai suoi avi.

Al periodo in cui ritornò in Friuli,  risalgono la maggior parte delle sue poesie friulane, raccolte nel suo Canzoniere.

Altre sue produzioni sono i Dialoghi rusticani che ritraggono da vicino l’indole e il carattere del popolo friulano e  la Zecca rapita, poemetto ispirato alla “Secchia Rapita” del Tassoni e che miseramente andò perduto.